Roma, come tutti i grandi centri, ha un numero di avvocati molto alto. Scegliere l’avvocato in materia di diritto penale può essere difficile anche in considerazione del fatto che, il diritto penale, tocca le persone nel proprio intimo. Il primo aspetto che è da valutare è se l’avvocato vi trasmette fiducia, serietà e serenità (non per niente il rapporto avvocato/cliente si chiama rapporto fiduciario). Poi tramite il web è possibile verificare le competenze e la professionalità di ogni professionista che vorrete valutare.
Si pensa sempre che un avvocato penalista vada contattato solo quando arriva un atto dalla Procura della Repubblica o da un tribunale, ma non è così. Se si è a conoscenza di un indagine in corso che può, con molte pobabilità, sfociare in un avviso di garanzia nei vostri confronti dovete, già da qual momento, cercare un avvocato penalista che vi possa assistere. In primo luogo in quanto se non ne conoscete già uno avete più tempo per cercare; in secondo luogo perché così l’avvocato può già ipotizzare una strategia difensiva e magari non attendere l’ultimo momento per svolgere indagini difensive.
Determinare a priori il costo di avvocato penalista è impossibile. Di base gli onorari variano a seconda della complessità del caso e, per complessità, non si intente la gravità del reato. Dipende dal tempo che il professionista deve dedicare alla sua questione. Per esempio, un fascicolo particolarmente voluminoso chiede diverse ore di studio; svolgere attività di indagini difensive, accesso ai luoghi o altro determina sicuramente un onorario maggiore. da ultimo anche la scelta di definire il processo mediante riti alternativi o con rito ordinario. L’importante è chiedere un preventivo dettagliato così da non aver sorprese.
In questo video spiego meglio l’argomento (clicca qui)
No, l’onorario dell’avvocato deve sempre essere corrisposto dal cliente. L’avvocato di ufficio viene nominato solo perché fino a quel momento non aveva scelto il suo avvocato e, in diritto penale, la difesa tecnica è indispensabile al fine di veder garantiti i diritti di difesa.
Chi si trova sotto la soglia decisa anno per anno dal Ministero può richiedere di essere ammessi al patrocinio a spese dello Stato. E’ necessario, però, che l’avvocato scelto sia iscritto nelle liste specifiche. Pertanto è opportuno chiedere se l’avvocato che si vuole scegliere è iscritto o meno alle liste dei patrocinatori per i non abbienti.
Nessun avvocato professionalmente serio potrà mai garantire il risultato in nessuna materia (penale, civile, amministrativa, ecc.). Quello che un avvocato potrà garantire è lo studio approfondito della questione e degli atti così da poter valutare, insieme al cliente, la strategia difensiva più appropriata o la richiesta di riti alternativi.
L’attività di un avvocato penalista riguarda sia la difesa dell’imputato sia l’assistenza della persona offesa con costituzione di parte civile. In entrambi i casi è essenziale un approccio tecnico, strutturato e orientato alla tutela effettiva dei diritti.
Non esiste una strada univoca in quanto tutte le situaioni, seppur possono essere molto simili tra di loro, hanno sempre delle peculiarità che le rendono uniche. Questa unicità determina l’impossibilità a priori di poter decidere la strategia difensiva più appropriata o la richiesta di riti alternativi. Solo dopo un confronto ed una analisi della situaizone nel suo complesso (che ovviamente comprende lo studio del fascicolo processuale o quello delle indagini) sarà possibile ipotizzare una difesa.
In alcuni casi è possibile agire (per esempio con l’espletamento di alcune indagini difensive) in anticipo rispetto al momento in cui viene concessa la possibilità di visionare il fascicolo delle indagini ma, anche questa ipotesi, deve essere valutata attentamente.
L’avviso di garanzia è il primo atto con il quale si viene resi edotti dell’esistenza di una indagine o un procedimento penale a proprio carico. Non è una condanna. Bisogna agire con lucidità e, senza farsi prendere dal panico, bisgona affidarsi ad un avvocato penalista con il quale avviare la propria difesa.
Si certo. è possibile accedere a riti alternativi o richiedere la messa alla prova. Ovviamente tutte le scelte hanno delle conseguenze che devono essere ben valutate con il proprio avvocato penalista che potrà rendervi consapevoli della scelta da effettuare.
No, questo non è possibile. Il processo è fatto di regole e di tempi. Con i Giudici non ci si parla a tu per tu. si parla in aula, con il pubblico ministero e l’eventuale parte civile cosìcché tutti possano dire la loro.
Il ricorso in Cassazione penale è un mezzo di impugnazione ordinario che consente di “chiedere” alla Corte di Cassazione di verificare se la/le sentenza/e emessa nei precedenti gradi di giudizio sia/siano conforme/i alla legge. Non si tratta di un nuovo processo sui fatti, ma solo ed esclusivamente di un controllo di legittimità sulla corretta applicazione delle norme sia processuali che sostanziali e sulla logicità della motivazione.
Il ricorso in Cassazione in materia di diritto penale può essere proposto contro tutte le sentenze che non sono ancora passate in giudicato (sentenze definitive) solo per i casi previsti dall’art. 606 c.p.p..
Può essere redatto e depositato solo da avvocati iscritti all’albo delle magistrature superiori.
Il ricorso in Cassazione è definito a critica vincolata in quanto i motivi sono tassativi e questi sono:
violazione o erronea applicazione della legge penale;
inosservanza di norme processuali;
mancata assunzione di prova decisiva;
mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione;
eccesso di potere del giudice.
No. La Corte di Cassazione non è un giudice del fatto, ma un giudice della legittimità. Può intervenire solo in caso di erronea applicazione della legge o in relazione alle contestazioni riguardanti le motivazioni della/e sentenza/e ad esempio quando vi sia un travisamento della prova o una motivazione manifestamente illogica.
Fino a quando una sentenza non è definitiva la pena è sospesa. Quindi, nel caso della pendenza di un ricorso per Cassazione, la sentenza non è ancora passata in giudicato (non è definitiva) e quindi la pena non è da espiare fino alla chiusura della procedura in Cassazione.
No, non è possibile in quanto la Cassazione non giudica il fatto ma solo l’operato dei giudici precedenti.
