Avviso di conclusione indagini preliminari ex art. 415 bis c.p.p.: cos’è e cosa fare
Hai ricevuto un avviso di conclusioni indagini preliminari? Contattami per una consulenza. Sono l’avvocato penalista Daniele Ingarrica ed esercito a Roma e in tutta Italia.
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L’avviso di conclusione delle indagini preliminari ex art. 415 bis c.p.p. è un passaggio imprescindibile del processo penale per l’indagato. Consiste in una comunicazione formale, nel caso in cui non si debba procedere ad una richiesta di archiviazione, inviata dal Pubblico Ministero all’indagato e al suo difensore alla fine delle indagini. Segna il passaggio alla fase decisionale del Pubblico Ministero e garantisce all’indagato il diritto di difendersi prima di una decisione definitiva.
Come già spiegato in questo articolo (leggi qui) questo potrebbe essere il primo atto con il quale si viene a conoscenza di essere indagati.
Quando viene notificato l’avviso di conclusione delle indagini?
L’avviso viene notificato quando il Pubblico Ministero ha concluso le indagini preliminari e deve assumere le proprie determinazioni in merito all’esercizio dell’azione penale. Il sistema normativo prevede termini precisi per la durata delle indagini preliminari. In particolare, ai sensi dell’art. 405 c.p.p., il Pubblico Ministero conclude le indagini entro:
- sei mesi dalla data di iscrizione nel registro delle notizie di reato, se si procede per un reato contravvenzionale;
- un anno e sei mesi, se si procede per alcuni delitti ritenuti particolarmente gravi ma specificati con l’art. 407, comma 2, c.p.p.. Per esempio, omicidio, rapina, estorsione, reati a sfondo sessuale, reati contro lo stato, reati associativi ecc. ecc.;
- un anno, in tutti gli altri casi.
È prevista la possibilità di una sola proroga, per un tempo non superiore a sei mesi, quando le indagini sono particolarmente complesse.
Che funzione ha l’avviso di conclusione delle indagini.
La ricezione dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari apre una fase cruciale per l’esercizio del diritto di difesa. Questo è il momento in cui il Pubblico Ministero mette a disposizione dell’indagato e del suo difensore tutto il fascicolo contenente tutte le indagini svolte. Da questo si può comprendere il perché si è stati iscritti nel registro degli indagati.
Infatti, la giurisprudenza interpreta l’atto del 415 bis c.p.p. come un atto con scopo informativo e funzionale all’instaurazione di un contraddittorio anticipato tra indagato e Pubblico Ministero, prima che quest’ultimo assuma le proprie determinazioni sull’azione penale (eventuale rinvio a giudizio).
Entro 20 giorni dalla notifica dell’avviso, il difensore può quindi visionare il fascicolo e prendere le sue scelte sulla strategia da attuare per la miglior difesa. Infatti, entro i 20 giorni l’avvocato può (in via esemplificativa):
- chiedere copia degli atti;
- depositare memorie, documenti si tratta della facoltà più importante: puoi presentare memorie scritte al PM per esporre le tue ragioni, contestare le prove a tuo carico o fornire elementi a tua discolpa;
- richiedere la copia e le trascrizione degli esiti delle eventuali intercettazioni;
- chiedere l’interrogatorio dell’indagato;
- chiedere ulteriori atti di indagine.
Cosa succede dopo la notifica del 415 bis c.p.p.?
Trascorsi i 20 giorni nei quali l’indagato ha potuto esercitare le proprie attività difensive, il Pubblico Ministero valuterà tutto il materiale a sua disposizione, comprese le tue memorie e le eventuali nuove indagini svolte. A questo punto, il PM potrà:
- chiedere l’archiviazione: se ritiene che tutti gli elementi acquisiti non consentano una ragionevole previsione di condanna;
- esercitare l’azione penale: se ritiene che ci siano prove sufficienti, chiederà il rinvio a giudizio dell’indagato, dando inizio alla fase del processo vero e proprio.
Perché è necessario contattare immediatamente l’avvocato (d’ufficio o di fiducia).
La notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, ex art. 415 bis c.p.p., rappresenta uno snodo cruciale ed una fase delicatissima. L’assistenza tempestiva di un avvocato penalista non è un semplice formalismo, ma una necessità strategica fondamentale. Solo un avvocato penalista possiede le competenze per analizzare criticamente il fascicolo delle indagini (finalmente accessibile nella sua interezza), individuando lacune investigative, violazioni procedurali o prove a favore dell’indagato. Avvalersi immediatamente di un avvocato penalista con esperienza consente di valutare lucidamente i passi successivi inseriti all’interno di una strategia già ben delineata e concordata.
Una difesa attiva e tecnicamente impeccabile in questo stadio può, quando ve ne sono i presupposti, dimostrare l’infondatezza della notizia di reato, spingendo il Pubblico Ministero a richiedere l’archiviazione del procedimento ed evitando al cliente i costi economici, psicologici e reputazionali di un intero processo penale.
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FAQ – Sull’avviso ex art. 415 bis c.p.p. ovvero sull’avviso di conclusione delle indagini preliminari.
Che cos’è esattamente l’avviso ex art. 415 bis c.p.p.?
È l’atto con cui il Pubblico Ministero comunica formalmente all’indagato e al suo difensore che le indagini preliminari sono concluse. All’interno sono descritti i fatti di reato contestati, le norme di legge che si assumono violate, la data e il luogo del fatto, con l’avvertimento che la documentazione relativa alle indagini è depositata presso la segreteria del Pubblico Ministero e può essere visionata ed estrapolata.
Quanto tempo ho per agire dopo aver ricevuto la notifica?
La legge prevede un termine strettissimo di 20 giorni dalla notifica dell’atto. Entro questo lasso di tempo, l’avvocato deve visionare gli atti, valutarli, confrontarsi con il cliente e presentare le proprie richieste (memorie, documenti, istanza di interrogatorio o richiesta di effettuare altre indagini).
Posso difendermi da solo o presentami al Pubblico Ministero senza avvocato?
No, nel processo penale italiano la difesa tecnica è obbligatoria. Se non hai nominato un avvocato di fiducia, l’atto conterrà la nomina di un difensore d’ufficio. È fortemente consigliato rivolgersi a un professionista con esperienza in diritto penale per affrontare questa fase con la dovuta strategia.
Conviene sempre chiedere di essere sottoposti a interrogatorio?
Non necessariamente. L’interrogatorio è un’arma a doppio taglio: se da un lato permette di fornire la propria versione dei fatti direttamente al Pubblico Ministero, dall’altro espone l’indagato a domande insidiose su atti di indagine che il Pubblico Ministero conosce approfonditamente. Sarà l’avvocato, dopo aver studiato il fascicolo, a valutare se l’interrogatorio sia utile (ad esempio se ci sono prove documentali indiscutibili che scagionano l’indagato) o se sia preferibile mantenere il silenzio e difendersi per iscritto tramite memorie.
Se ricevo il 415 bis c.p.p. significa che andrò sicuramente a processo?
No. L’avviso ex art. 415 bis c.p.p. serve proprio a garantire il diritto di difesa prima che il Pubblico Ministero decida se chiedere il processo. Se l’attività difensiva svolta in questi 20 giorni riesce a convincere il Magistrato che gli elementi raccolti non sono sufficienti per sostenere un’accusa in giudizio, il procedimento può concludersi con una richiesta di archiviazione.
Con la notifica dell’avviso sono già considerato un imputato?
No, la qualifica di imputato si ha con l’esercizio dell’azione penale ovvero con la richiesta di rinvio a giudizio. La notifica dell’avviso ex art. 415 bis c.p.p., l’indagato ha ancora la possibilità che il Pubblico Ministero formuli la richiesta di archiviazione (magari a seguito delle memorie e della documentazione depositata dalla parte o a seguito dell’interrogatorio)
